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Contents

Quinto incontro del gruppo: 20 febbraio, ore 20:30

Luogo

Programma

  • Digital divide
  • Arte e virtualità

Partecipanti

  • Nel mondo fisico:
    1. David
    2. Gian
    3. Tommaso
    4. Jacopo
    5. Michele
    6. Gabriele


Riassunto

La discussione sul digital divide (divario digitale) si è articolata in due fasi. Ecco le principali questioni emerse durante la serata:

  • Prima fase (interventi di David, Michele, Tommaso, Gianandrea):
    Il termine "digital divide" non sembra essere adatto per esprimere i problemi di accesso, usabilità e diffusione delle nuove tecnologie, in particolare:
    • "DIVIDE" suggerisce l'immagine di un unico "salto" da compiere, mentre la realtà dimostra che lo sviluppo e il progresso delle nuove tecnologie sono continui e richiedono per questo sforzi e aggiornamenti costanti.
    • "DIGITAL" restringe erroneamente la questione al mondo digitale, quando invece la differenziazione e l'interdisciplinarità fra campi tecnologici diversi è ormai un aspetto peculiare dell'innovazione scientifica.
    • In conclusione, si propone un nuovo approccio al problema del divario, che vede da una parte la necessità di un passo costante che segua il ritmo delle innovazioni; dall'altra una nuova mentalità di apertura, accoglienza e tollerenza agli errori che permetta alle tecnologie emergenti di permeare la società ed esprimere le proprie potenzialità. La nuova metafora proposta per il digital divide è costituita da una serie di "nastri trasportatori a differenti velocità", che permettono a "menti pronte e aperte" di via via "accelerare" e raggiungere il rapido susseguirsi delle innovazioni.
  • Seconda fase (discussione libera):
    In seguito agli interventi dei partecipanti, sono emersi alcuni argomenti di dibattito relativamente al superamento del digital divide e alla sua ridefinizione. In particolare:
    • L'accoglienza e l'apertura alle nuove tecnologie non può essere frenetica e indiscriminata, ma deve presupporre delle fasi di ricompatezza e di sintesi necessarie alla natura umana e allo sviluppo dei progetti.
    • Lo sforzo necessario per raggiungere "i nastri trasportatori" deve essere compiuto in egual misura da tutte le generazioni presenti nel qui-e-ora, senza riversare le aspettative d'integrazione tecnologica della società attuale soltanto sulla formazione delle future classi dirigenti.
    • I fondi economici investiti su progetti d'innovazione costituiscono spesso delle barriere o canalizzazioni invalidanti per i progetti stessi. E' necessario svincolare lo sviluppo delle piattaforme tecnologiche da enti o istutuzioni eccessivamente restrittive, promuovendo l'opensource, la collaborazione e il mutuo scambio non monetario (es.: banche del tempo)
    • L'accesso alle nuove tecnologie da parte della società passa spesso in secondo piano di fronte sia a problemi di mentalità, sia a problemi di necessità insoddisfatte (di sopravvivenza per certe aree geografiche, ma anche indotte dal consumismo per le società industrializzate). Per questo, esse devono agire sulle giuste leve, trovando equilibrio fra domanda e offerta, fra concretezza e innovazione.
    • Infine, è auspicabile uno scenario in cui i singoli individui non debbano più occuparsi delle necessità primarie, ma possano investire le proprie energie nella valorizzazione delle relazioni umane, della conoscienza e della libera innovazione. L'accesso delle masse alle nuove tecnologie porta naturalmente ad un "appiattimento di qualità", ma è il presupposto per la formazione di nuovi stimoli e nuove idee. Questo processo necessiterà una rivalutazione ideologica del progresso tecnologico, un nuovo approccio (e ridefinizione, vedi sopra) del digital divide, uno sforzo di concretezza da parte dei ricercatori e di apertura delle istituzioni, per raggiungere uno stato di "prosperità digitale" e un allargamento delle frontiere individuali e sociali.

Media

  • La registrazione dell'incontro è disponibile qui
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